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La brusca caduta iniziata nell’estate dello scorso anno porterà nel 2009 l’industria italiana ad accusare un ridimensionamento senza precedenti dei livelli di attività (-16.3% la caduta del fatturato deflazionato) con rilevanti effetti sulle condizioni di redditività, già compromesse da un difficile 2008 (Tab.1). La rapidità e l’intensità della caduta del fatturato è stata tale da poter essere solo parzialmente compensata dalla riduzione dei costi, conseguente al rientro dei prezzi delle commodity e al contenimento dei costi fissi del lavoro, imponendo una flessione dei margini stimata di poco inferiore al 2%. Il ROI scenderà al 3.4%, come effetto della riduzione dei margini e della bassa rotazione del capitale. Secondo il Rapporto Analisi dei Settori Industriali, realizzato congiuntamente da Prometeia e Intesa Sanpaolo, la crisi continuerà a condizionare i risultati economico-finanziari del manifatturiero italiano anche nei prossimi anni. Le ultime informazioni congiunturali, pur in miglioramento rispetto al recente passato, non allontanano infatti lo spettro di una ripresa lenta, difficile e non priva di rischi, che imporrà una forte selezione all’interno del manifatturiero italiano. Nonostante il rafforzamento del tessuto produttivo rispetto alla prima parte del decennio, una parte dell’offerta italiana potrebbe risultare in difficoltà ad agganciare gli spunti della domanda mondiale, provenienti da paesi geograficamente e culturalmente più lontani. In questo contesto le esportazioni, pur rivelandosi la componente più dinamica di domanda, risulteranno anche al termine del periodo di previsione su livelli sensibilmente inferiori a quelli del 2007, scontando la forza dell’euro e una composizione del commercio mondiale meno favorevole rispetto al periodo pre-crisi. Debole e non priva di rischi anche l’evoluzione prevista per la domanda interna stante le incertezze sulle prospettive del mercato del lavoro e la presenza di fattori vincolanti il recupero degli investimenti. La crescita del manifatturiero italiano si rivelerà, pertanto, molto modesta (+1.6% medio annuo nel biennio 2010-‘11), mantenendo i livelli di attività ben al di sotto di quelli pre-crisi (Fig. 1). I processi di ristrutturazione e selezione connessi alla riduzione attesa nella base produttiva, unitamente al miglioramento nel tasso di rotazione del capitale investito, impatteranno positivamente sulle condizioni di redditività delle imprese, avviandole su un percorso di, sia pur modesto, rafforzamento. Il Roi è previsto salire al 5.2% nel 2011 per la media manifatturiera, valore comunque inferiore di oltre 4 punti a quello del 2007. Tab.1 - INDUSTRIA MANIFATTURIERA: quadro di sintesi
I risultati economico-finanziari delle imprese manifatturiere italiane nel 2008 L’aggiornamento dei bilanci al 2008 ha consentito di verificare i primi impatti della crisi sulle condizioni economico-finanziarie delle imprese manifatturiere italiane, valutando per quali settori e classi dimensionali l’avvio della crisi abbia creato maggiori squilibri, rendendo più probabile una nuova ondata di selezione degli operatori, e in quali altri raggruppamenti, invece, la solidità strutturale delle aziende, propria o garantita dall’appartenenza a gruppi e a reti informali, renda sostenibile anche l’operare con livelli di attività durevolmente inferiori a quelli ottimali. Pur condizionando solo parte dell’esercizio 2008, l’intensità del ripiegamento ciclico ha imposto un generalizzato peggioramento dei conti delle imprese rispetto al biennio precedente. Se si escludono settori a domanda poco ciclica, come farmaceutica e largo consumo, emerge un quadro di diffuso rallentamento dei ritmi di crescita, affiancato ad una generalizzata riduzione della redditività operativa, tendenzialmente più forte per le PMI. Il peggioramento è stato accompagnato da un aumento nella dispersione dei risultati: a fronte di imprese in forti difficoltà, si è mantenuto, in particolare nei settori del Made in Italy, un nucleo “forte” di imprese a cui la capacità di differenziare l’offerta, di vendere anche su mercati lontani, di controllare la catena dei fornitori e la distribuzione ha consentito di attenuare gli effetti dell’avvio della crisi su fatturato, redditività ed equilibri economico-finanziari. Nonostante il peggioramento della redditività, nel complesso, non si riscontrano alla fine dello scorso anno segnali generalizzati di tensioni di natura finanziaria, ma piuttosto segnali circoscritti a quelle dimensioni d’impresa e settori che già da alcuni anni vivono in un contesto competitivo particolarmente difficile, come le PMI di sistema moda, mobili, prodotti per le costruzioni, alimentari, in alcuni casi aggravato dal proseguimento di pesanti ristrutturazioni settoriali (come per le grandi imprese degli elettrodomestici). Per diversi settori, anche in relazione ad alcune debolezze strutturali del nostro sistema produttivo, i raggruppamenti delle PMI tendono a collocarsi in posizioni maggiormente a rischio rispetto alle grandi imprese. Nel garantire il mantenimento di una certa solvibilità anche alle imprese minori, diventano quindi fondamentali i comportamenti dei diversi operatori lungo le filiere produttive: in un contesto critico come quello attuale un allungamento dei tempi di pagamento, o la fissazione di prezzi non remunerativi da parte di un cliente importante rischia di far saltare le aziende più deboli. Anche l’appartenenza ad un gruppo o a reti d’impresa potrebbe servire ad attutire i rischi della crisi, per i maggiori strumenti a disposizione per gestire eventuali problemi di liquidità.
I settori nel 2010-‘11 Nello scenario delineato dal Rapporto, solo i comparti meno penalizzati nell’attuale fase - largo consumo, farmaceutica, potranno tornare ai livelli del 2007 nell’arco della previsione (Fig. 1 e Fig.2), nell’ipotesi che la crisi non porti le multinazionali attive in questi settori a rivedere le strategie di localizzazione produttiva sui diversi mercati. Anche l’alimentare ritroverà, al termine del periodo di previsione, livelli simili a quelli pre-crisi, nonostante una crescita del fatturato ed una redditività che rimarranno inferiori a quelle del manifatturiero. In questo contesto di apparente stabilità, è probabile che il settore debba affrontare un processo di forte ristrutturazione, con l’obiettivo, in particolare, di rafforzare le strutture commerciali, soprattutto per quella fascia di imprese che, per dimensione e vocazione, sono già troppo grandi per potersi limitare a servire il mercato domestico, ma ancora troppo piccole e fragili per proporsi con convinzione sui mercati esteri dominati dai grandi oligopoli. Tra i settori che, invece, usciranno più ridimensionati al termine della previsione vi sono metallurgia, autoveicoli e moto, elettrodomestici, intermedi chimici, altri intermedi penalizzati dal permanere di un eccesso di capacità produttiva a livello mondiale. Questi settori – con l’eccezione degli elettrodomestici - potranno comunque sperimentare tassi di crescita più elevati rispetto alla media manifatturiera, grazie anche al rimbalzo statistico rispetto ai livelli di minimo raggiunti e, per quanto riguarda gli intermedi, dalla ricostituzione dei magazzini. E’ importante sottolineare, comunque, come in un contesto come quello italiano, caratterizzato da una forte presenza di Pmi, la ripartenza del ciclo scorte possa rivelarsi più lenta che in altri contesti, visto l’impatto maggiore che presentano i vincoli finanziari nel determinare le scelte di spesa delle imprese di minori dimensioni, come sottolineato da un approfondimento contenuto nel Rapporto dedicato a questi temi. Come per il largo consumo e la farmaceutica, la previsione per questi settori sconta peraltro un elevato livello di incertezza, determinata dalle scelte di attivazione degli impianti non facilmente anticipabili delle grandi imprese che dominano alcuni segmenti. Tali fattori appaiono, anche alla luce della continua erosione subita negli ultimi anni, uno degli elementi più rilevanti nel determinare le prospettive dell’elettronica, l’unico settore che nel nostro scenario subirà un contributo negativo del canale estero, penalizzato dal mismatching tra domanda ed offerta nazionale e dalle crescenti difficoltà del nostro paese a mantenere una base produttiva in queste lavorazioni. La situazione rimarrà critica, nonostante l’elevato contributo atteso per il canale estero e le attese di miglioramento delle performance sui mercati internazionali, anche per un settore fondamentale dell’offerta italiana come la meccanica, penalizzato dal permanere di vincoli alle decisioni di investimento delle imprese a livello nazionale e mondiale. Una prospettiva simile attende l’elettrotecnica che, nonostante un ciclo delle costruzioni lento, potrà beneficiare dell’atteso dinamismo negli investimenti infrastrutturali (energia, trasporti) su cui sarà prioritariamente basata la crescita dei paesi emergenti. Le nostre imprese appaiono in grado di sfruttare al meglio, come già nel recente passato, il buon posizionamento di cui godono sia come fornitori di sistemi finiti sia come produttori di componenti ad alto livello qualitativo per i grandi committenti. Anche per le imprese della meccanica e dell’elettrotecnica, così come è già evidente per i beni di consumo automotive e per gli elettrodomestici, un aspetto chiave nei prossimi anni sarà quello di anticipare la crescente attenzione degli acquirenti e dei regolatori nei confronti delle variabili ambientali, fattori che potranno creare nicchie di mercato particolarmente interessanti. Tra i settori tradizionali del Made in Italy, il mobile è atteso sperimentare un contributo del commercio estero positivo, in conseguenza sia della capacità di presidio del mercato interno che del recupero delle esportazioni, specie sulle fasce alte della gamma produttiva. Il contesto competitivo si confermerà assai complesso anche per questo settore, viste le condizioni di domanda poco brillanti sui mercati di sbocco tradizionali, ed è probabile che l’eccellenza dal punto di vista creativo e manifatturiero - che da sempre contraddistingue l’offerta italiana - debba coniugarsi sempre di più con una maggiore attenzione agli aspetti distributivi e logistici. Anche per i settori del sistema moda le prospettive di recupero della crescita e della redditività appaiono principalmente affidate alla capacità dimostrate dalle imprese leader d’intercettare le opportunità che si presenteranno sui mercati mondiali, a fronte di una domanda interna attesa mostrare solo deboli spunti di miglioramento. Sia nel comparto dei beni d’investimento che nelle produzioni di beni di consumo, i settori chiave del Made in Italy usciranno comunque fortemente mutati dalla crisi, subendo un ridimensionamento della base produttiva. La sfida, per le imprese che riusciranno a sopravvivere alla fase peggiore, sarà quella di continuare ad offrire prodotti innovativi e di elevato contenuto qualitativo - già alla base dei recuperi sperimentati nel biennio 2006-’07 – investendo al contempo nel radicamento sui mercati, al fine di rinnovare l’eccellenza delle nostre produzioni sul fronte del contenuto di servizio ed immateriale.
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